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Digital Services Act, scontro UE-Big Tech sul cloud

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Digital Services Act

Il cloud computing rappresenta una delle tecnologie più innovative e decisive dei nostri tempi. Si tratta dell’erogazione di servizi informatici come storage, elaborazione dati, analisi e intelligenza artificiale tramite internet, senza la necessità di possedere o gestire infrastrutture fisiche. Le sue caratteristiche di efficienza, scalabilità, flessibilità, sicurezza e innovazione lo rendono vantaggioso sia per le imprese che per i consumatori.

Tuttavia, il mercato del cloud è dominato da pochi attori globali, principalmente statunitensi, tra cui Microsoft, Amazon, Google, IBM e Oracle. Queste aziende, noti come Big Tech, controllano circa l’80% della quota di mercato globale del cloud pubblico, secondo i dati di Gartner. Questa concentrazione comporta diverse sfide in termini di concorrenza, sovranità, sicurezza e protezione dei dati, soprattutto per l’Unione Europea.

Affrontare le sfide del mercato del Cloud Computing

L’Unione Europea ha intrapreso diverse iniziative legislative e politiche per affrontare queste sfide, tra cui il Digital Services Act (DSA). Questo progetto di regolamento mira a regolare le piattaforme digitali e a garantire un mercato unico digitale equo e sicuro. Il DSA impone una serie di obblighi e sanzioni per le cosiddette piattaforme sistemiche, che hanno un impatto significativo sul mercato interno e sulla società, come le Big Tech.

scontro UE-Big Tech sul cloud

Tra gli obblighi del DSA vi è quello di favorire l’interoperabilità e la portabilità dei dati tra i diversi fornitori di servizi cloud, al fine di agevolare la concorrenza e la scelta dei consumatori. Inoltre, il DSA prevede la possibilità di imporre misure strutturali o comportamentali alle piattaforme sistemiche che violano le norme, come la separazione o la vendita di alcune attività.

Il controverso contratto cloud tra l’UE e gli Stati Uniti

Uno degli aspetti più discussi del DSA riguarda il contratto cloud tra l’UE e gli Stati Uniti, firmato nel 2016. Questo contratto stabilisce le condizioni per l’acquisto di servizi cloud da parte delle istituzioni europee. Tuttavia, alcuni Stati membri, come la Francia e la Germania, lo ritengono incompatibile con gli obiettivi di sovranità e autonomia digitale dell’UE.

La preoccupazione principale riguarda il rischio che i dati sensibili delle istituzioni europee possano essere esposti all’accesso da parte delle autorità statunitensi, in base al Cloud Act, una legge che consente al governo USA di richiedere i dati memorizzati dai fornitori di servizi cloud, anche se si trovano all’estero.

Le posizioni in gioco

La Commissione Europea, responsabile della negoziazione e firma del contratto cloud, ha difeso la sua scelta, sostenendo che il contratto è conforme alle norme europee sulla protezione dei dati, come il GDPR. Inoltre, la Commissione ha affermato che il contratto cloud non pregiudica la concorrenza nel mercato del cloud, in quanto le istituzioni europee sono libere di scegliere altri fornitori, se lo desiderano.

Tuttavia, la Commissione ha sottolineato che il contratto cloud è una soluzione temporanea, in attesa di sviluppare una capacità cloud europea, basata su soluzioni interoperabili e sicure. A tal fine, ha lanciato l’iniziativa Gaia-X, una federazione di servizi cloud che coinvolge diversi attori pubblici e privati, tra cui le principali aziende europee del settore.

Dall’altra parte, le Big Tech, principalmente Microsoft e Amazon, hanno espresso preoccupazione per il DSA e le possibili conseguenze sul loro business in Europa. Hanno avviato una campagna di lobbying per cercare di influenzare il processo legislativo e mitigare gli effetti del regolamento. Queste aziende hanno anche chiesto alla Commissione di garantire la neutralità tecnologica e la parità di condizioni tra i diversi fornitori di servizi cloud.

Prospettive future

Il cloud computing è cruciale per il futuro digitale dell’Europa e del mondo. L’UE deve bilanciare le esigenze di concorrenza, sovranità, sicurezza e protezione dei dati attraverso iniziative legislative e progetti come il DSA e Gaia-X. È essenziale che l’UE collabori con i suoi partner globali, incluso gli Stati Uniti, per definire regole comuni e standard globali basati su principi di apertura, trasparenza e fiducia. La costruzione di una capacità cloud europea indipendente e resilient

Costruire un futuro digitale condiviso

Il cloud computing è centrale per il futuro digitale del mondo. L’UE deve lavorare per garantire che il mercato del cloud sia equo, aperto e sicuro. Questo richiederà la cooperazione tra l’UE e i suoi partner globali, in particolare gli Stati Uniti, per sviluppare regole e standard condivisi.

Inoltre, l’UE deve investire nella creazione di una capacità cloud europea indipendente e resiliente attraverso iniziative come Gaia-X. Solo così potrà garantire la propria sovranità digitale e sostenere l’innovazione e la crescita economica nel lungo periodo.

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