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Criptovalute negli USA, si intensifica il monitoraggio verso minatori di criptovalute

Secondo le stime dell’Università di Cambridge, il solo mining di Bitcoin consuma circa 121 terawattora (TWh) di energia annuale, superando il consumo energetico di interi paesi come l’Argentina o i Paesi Bassi.

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Criptovalute negli USA, si intensifica il monitoraggio verso minatori di criptovalute

Le criptovalute hanno guadagnato una crescente popolarità sia come forma di investimento che come mezzo di pagamento negli ultimi anni. Tuttavia, il processo di produzione e funzionamento di queste monete digitali ha sollevato preoccupazioni significative per l’ambiente e la sostenibilità, a causa del notevole consumo di energia necessario.

Per creare nuove unità di criptovaluta, come Bitcoin o Ethereum, viene utilizzato un processo chiamato mining, che richiede la risoluzione di complessi problemi matematici attraverso l’uso di potenti computer. Sebbene questo processo assicuri la sicurezza e la validità delle transazioni sulla rete decentralizzata delle criptovalute, comporta anche un elevato dispendio energetico.

Il peso ambientale del mining di Bitcoin

Secondo le stime dell’Università di Cambridge, il solo mining di Bitcoin consuma circa 121 terawattora (TWh) di energia annuale, superando il consumo energetico di interi paesi come l’Argentina o i Paesi Bassi. Altri studi indicano che il mining di Bitcoin contribuisce con circa 36,95 milioni di tonnellate di anidride carbonica (CO2) all’anno, costituendo lo 0,17% delle emissioni globali.

mining bitcoin

Questa situazione ha attirato l’attenzione di governi e organizzazioni, spingendoli a monitorare e regolamentare l’attività dei minatori di criptovalute. Gli Stati Uniti, in particolare, hanno recentemente intensificato il controllo sull’utilizzo dell’energia da parte dei minatori, con l’obiettivo di valutare l’impatto ambientale e la sicurezza energetica.

Gli Stati Uniti intensificano il monitoraggio dei minatori di criptovalute

Il 24 gennaio 2024, l’Amministrazione dell’informazione sull’energia (EIA), agenzia federale statunitense specializzata nella raccolta e analisi dei dati energetici, ha annunciato l’invio di una richiesta di dati a circa 1.200 operatori di mining di criptovalute negli Stati Uniti. Questa richiesta, con scadenza entro 60 giorni, mira a raccogliere informazioni dettagliate sul consumo energetico, le fonti di energia utilizzate, la capacità di mining, il tipo e la quantità di criptovalute minate, oltre alle prospettive future dei minatori.

L’obiettivo dell’EIA e l’impatto ambientale

L’obiettivo principale della richiesta di dati da parte dell’EIA è migliorare la comprensione dell’impatto ambientale e della sicurezza energetica del mining di criptovalute negli Stati Uniti. L’EIA cerca di fornire informazioni utili a decisori politici, regolatori, analisti e al pubblico in generale.

Utilizzo dell’energia e impatto ambientale del mining di criptovalute

L’utilizzo dell’energia rappresenta uno degli aspetti cruciali esaminati dall’EIA. Il mining di criptovalute negli Stati Uniti consuma circa 9 TWh di energia all’anno, corrispondenti allo 0,2% del consumo totale di elettricità del paese. Tuttavia, questa cifra potrebbe essere sottostimata, non considerando fattori come il mining clandestino, mobile o in aree remote.

L’origine dell’energia utilizzata dai minatori di criptovalute è altrettanto importante. Se proveniente da fonti rinnovabili, come solare o eolico, l’impatto ambientale è minimo. Al contrario, se si utilizzano fonti fossili come carbone o gas naturale, l’impatto è significativo. Uno studio di Digiconomist ha rivelato che il 65% dell’energia utilizzata dai minatori di Bitcoin proviene da fonti fossili, contribuendo a circa 0,5 kg di CO2 per ogni kilowattora (kWh) di energia consumata, equivalente a percorrere 2 km in auto.

Sicurezza energetica e rischi geopolitici

Un altro aspetto preso in considerazione dall’EIA è la sicurezza energetica e i rischi geopolitici associati al mining di criptovalute. Il processo richiede una costante e affidabile fornitura di energia. Eventuali interruzioni o fluttuazioni nella rete elettrica potrebbero causare perdite o danni al mining di criptovalute.

Inoltre, il mining potrebbe influenzare il bilancio energetico e le relazioni internazionali di alcuni paesi. La Cina, ad esempio, ospita circa il 65% della capacità di mining di Bitcoin a livello mondiale, conferendole un notevole vantaggio competitivo e influenza sul mercato globale delle criptovalute.

Prospettive future

Il mining di criptovalute emerge come un’attività con impatto ambientale e rischi per la sicurezza energetica. L’intensificazione del controllo da parte degli Stati Uniti, evidenziata dalla richiesta di dati dell’EIA, potrebbe portare a importanti decisioni e regolamentazioni future. I risultati di questa iniziativa avranno un impatto significativo sul settore delle criptovalute, sull’ambiente e sulla sicurezza energetica.

Le informazioni raccolte potrebbero essere fondamentali per l’adozione di misure di incentivazione o limitazione del mining di criptovalute, basate sull’analisi dell’impatto e dei rischi associati. Inoltre, tali dati contribuiranno a sensibilizzare il pubblico e gli stakeholder sull’importanza di una maggiore responsabilità e sostenibilità nell’ambito del mining di criptovalute.

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