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Finanziamenti: più della metà della popolazione ha un credito attivo
Il rapporto degli italiani con il mondo del credito è cambiato radicalmente negli ultimi anni, trasformandosi da una necessità occasionale a uno strumento di pianificazione economica familiare.
Secondo i dati più recenti emersi dalla Mappa del Credito CRIF, uno degli osservatori più autorevoli in materia, il 59,6% della popolazione italiana maggiorenne ha all’attivo almeno un contratto di credito rateale. Si tratta di una percentuale significativa, che testimonia come più della metà dei cittadini stia attualmente rimborsando un finanziamento, sia esso un mutuo per la casa o un prestito per l’acquisto di beni e servizi.
Più nel dettaglio, la rata media mensile che gli italiani si trovano a sostenere è pari a 278 euro, un importo che deve necessariamente conciliarsi con le entrate correnti e il costo della vita in costante evoluzione. Parallelamente, l’indebitamento medio residuo si attesta su una cifra di 31.637 euro. Questo dato, naturalmente, è una media che comprende sia i piccoli prestiti al consumo, che si estinguono in pochi mesi, sia i mutui ipotecari di durata ventennale o trentennale, che alzano notevolmente l’asticella dell’esposizione finanziaria.
L’interpretazione di questi numeri non lascia spazio a dubbi: l’accesso al credito è diventato una leva fondamentale per sostenere i consumi e realizzare progetti di vita. Se in passato si trattava di una leva riservata a pochi momenti chiave del ciclo di vita – come l’acquisto della casa – oggi è sempre più diffuso l’utilizzo di prestiti destinati a progetti personali, beni durevoli o esigenze specifiche.
Una tendenza confermata anche dalla ripartizione delle richieste: la maggior parte delle operazioni riguarda i prestiti, a testimonianza di un rapporto ormai più diretto e continuo con il credito al consumo.
Prestiti finalizzati: la formula più diffusa tra gli italiani
Analizzando la composizione del portafoglio crediti delle famiglie, il dato rilevato da CRIF evidenzia una netta prevalenza dei prestiti finalizzati, che rappresentano il 47,1% del totale delle operazioni attive.
Si tratta di una forma di finanziamento indissolubilmente legato all’acquisto di un bene o servizio specifico. I settori trainanti sono storicamente quello automobilistico (nuovo e usato), l’elettronica di consumo, gli elettrodomestici, l’arredamento e, in misura crescente, i viaggi e le cure mediche o estetiche. Il meccanismo alla base di questo successo è la convenzione tra l’esercente commerciale e l’istituto finanziario (banca o finanziaria specializzata): il cliente non riceve denaro contante, ma ottiene che la banca paghi il venditore per suo conto, impegnandosi poi a rimborsare la somma a rate.
La diffusione dei prestiti finalizzati riflette, quindi, una propensione degli italiani, in questo momento, a gestire in modo programmato le spese di consumo, preferendo non intaccare i risparmi accumulati per l’acquisto di beni durevoli.
Prestiti personali: flessibilità e libertà d’uso
Accanto ai finanziamenti legati all’acquisto di beni specifici, una fetta molto rilevante del mercato è occupata dai prestiti personali, che secondo le rilevazioni CRIF costituiscono il 29,3% del totale delle operazioni di credito.
Si tratta di un finanziamento che rientra nella categoria del “credito non finalizzato”. Questo significa che il richiedente non è tenuto a giustificare nel dettaglio come impiegherà la somma ottenuta, né il prestito è vincolato all’acquisto di un determinato bene.
Questa caratteristica rende il prestito personale lo strumento ideale per le più diverse esigenze: dalla ristrutturazione della casa alle spese per la formazione dei figli, fino al consolidamento di piccoli debiti pregressi o semplicemente per avere un cuscinetto di liquidità per imprevisti. Le caratteristiche tecniche differiscono sensibilmente dai prestiti finalizzati: l’erogazione avviene direttamente sul conto corrente del cliente, gli importi richiesti sono mediamente più elevati e i piani di ammortamento tendono ad essere più lunghi, arrivando spesso fino a 120 mesi.
Come individuare il prestito più adatto alle proprie esigenze
A prescindere dalla tipologia di prestito che si predilige, a fronte dell’ampia offerta disponibile sul mercato in fase di scelta è importante valutare con la massima attenzione una serie di fattori.
Esistono indicatori tecnici fondamentali che ogni consumatore dovrebbe saper leggere. Il primo è il TAN (Tasso Annuo Nominale), che indica gli interessi puri sul prestito, ma il vero parametro di confronto è il TAEG (Tasso Annuo Effettivo Globale). Quest’ultimo rappresenta il costo totale del finanziamento, includendo non solo gli interessi, ma anche le spese di istruttoria, gestione pratica, incasso rata e le eventuali polizze assicurative obbligatorie.
Oltre ai tassi, è determinante valutare la durata del piano di rimborso: allungare i tempi riduce l’importo della rata mensile, rendendola più sostenibile, ma aumenta inevitabilmente il montante totale degli interessi pagati alla fine del periodo. Altrettanto fondamentale è leggere con attenzione le clausole relative all’estinzione anticipata e alla flessibilità, come la possibilità di saltare una rata o modificarne l’importo in corso d’opera.
Per esaminare tutti questi aspetti in modo pratico e veloce, al giorno d’oggi è possibile sfruttare le risorse messe a disposizione dai portali di comparazione. Per esempio, sul sito di Prestiti.it è possibile richiedere un preventivo personalizzato in pochi click, così da mettere a confronto solo le proposte più in linea con le proprie necessità e il proprio profilo finanziario.
Cosa valutano gli istituti di credito prima di concedere un prestito
Ottenere un finanziamento non è immediato: è il risultato di un processo di valutazione del rischio che gli istituti di credito conducono con estrema attenzione.
Il principio guida è il merito creditizio, ovvero la capacità del richiedente di rimborsare il debito alle scadenze pattuite. Il primo elemento analizzato è la stabilità reddituale: la presenza di una busta paga a tempo indeterminato, di una pensione o di una dichiarazione dei redditi solida per i lavoratori autonomi costituisce la base di partenza.
Tuttavia, il reddito da solo non basta. Le banche consultano gli archivi della Centrale dei Rischi della Banca d’Italia (CR) o dei Sistemi di Informazioni Creditizie (SIC), per verificare la “storia” finanziaria del richiedente. In questi archivi sono registrati i finanziamenti in corso, quelli estinti regolarmente ed eventuali ritardi o mancati pagamenti passati.
Inoltre, viene calcolato il rapporto rata/reddito: generalmente, gli istituti evitano di concedere nuovi prestiti se l’insieme delle rate mensili supera un terzo del reddito netto mensile del richiedente, per evitare il sovraindebitamento.
La concessione del credito si basa dunque su un delicato equilibrio tra la fiducia riposta nel richiedente e la verifica oggettiva della sua capacità di rimborso effettiva nel tempo.
